Il treno ad alta velocità, che mi accompagna verso la mia meta, dai 300 chilometri di crociera, rallenta per prepararsi ad entrare nella stazione, della città, dove vivi tu. scendo dal treno e spaesato cerco di rendermi conto dove dirigermi per raggiungere i taxi, per prenderne uno per iniziare la corsa che mi porta verso il luogo del nostro incontro.

la mia mente vaga e vagando i pensieri appaiono e si fermano come delle foto, che ritraggono te, mostrandoti come ti immagino. finalmente giungo al luogo del nostro primo appuntamento, avverto la tua presenza, dal profumo che tu emani, pure se non lo conosco, ma mi sembra famigliare l'ho sempre sentito, quando tu invadevi i miei pensieri, con la tua dolcezza e la tua voce, mi rimbombava nelle orecchie, dolcissima. esitante, colpito dal tuo fascino, mi avvicino e finalmente emozionato ti abbraccio. le nostre mani come attratte da una calamita si prendono desiderose di stringersi e per mano ci dirigiamo verso il ristorante dove finalmente possiamo godere ddelle nostre presenze. la tranquillità e la dolcezza che trasmetti, mi fa dimenticare tutto il passato tutte le sofferenze, ed accarezzando la tua mano, cado preda di te e del tuo essere splendida. il nostro chiacchierare, quasi a bassavoce, sorridiamo per la gioia che ci regaliamo, il sorriso si impadronisce dei nostri volti e sempre più rilassati ti bacio la fronte. acquisto per te, tre rose rosse, nulla in confronto, per dimostrarti il mio affetto. ma come in tutte le cose, si comincia dall'inizio. sicuro che la fine non cisarà mai. cisarà solo la gioia infinita dei nostri giorni infiniti. appagati, dai primi momenti trascorsi assieme e liberata l'ansia del nostro primo incontro, lentamente mano nella mano, ci rechiamo fuori del ristorante, testimone delle nostre prime dolcezze. ci incamminiamo a passo lento per una strada alberata, e passeggiando incontriamo una panchina dove ci accomodiamo, per respirare l'alito fresco della brezza serale che ci rinfresca dall'afa di una giornata estiva. in lontananza si sente il brusio delle persone, che come noi, si ristorano dal caldo giornaliero. restiamo in silenzio, immersi nei nostri pensieri, una certa inquietudine, mi assale. è quella che fra 24 ore saremo ognuno nella propria città, tristi, pensando a alla tua e alla mia cronica solitudine. mi desto da questi pensieri e ti abbraccio ti stringo a me forte forte, affinchè tutto il tuo corpo aderisce al mio, come se si volesse incamerare aria sana per allietare i nostri giorni di lontananza. tu mi chiedi: cosa ho, cosa mi succede? mi accade di pensare, che i miei giorni senza di te, saranno vuoti e coronati da un'ansia di fondo. ti prendo abbraccetto e ciavviamo verso l'hotel dove trascorreremo la nostra notte, che suggellerà, con la sua oscurità e il tuo splendore, il nostro incontro è il prologo del nostro grande amore. l'albergo, è molto elegante, alla reception, il portiere, ci consegna la chiave, ci inoltriamo per un corridoio refriggerato dall'aria condizionata. l'ascensore nel quale prendiamo posto è spaziioso. in silenzio lo sentiamo fremere , velocissimo ci porta al piano. tu titubante mi segui, forse un po' imbarazzata. faccio scattare la scheda magnetica nella serratura, automaticamente la camera si illumina e parte l'aria condizionata e tutto ciò che di elettrico, ed elettronico ci circonda. ti chiedo, cos'hai, vedo che qualche lacrima comincia a scorrerti sulle tue gote, un po preoccupato ti accarezzo, penso che tu sia emozionata. ma le lacrime non si arrestano. finalmente ti riesco a calmare e cominci araccontarmi la tua vita passatta. ti lascio parlare affinchè tu scarichi tutta la tua tensione, ti consolo, ma lil passato non ci appartiene più, ora c'è da pensare al presente e al nostro futuro. ti accompagno a sederti sud un divanetto rosso collocato difronte alla parete, dove un grosso televisore a schermo piatto troneggia. rilassata incroci le gambe. mi siedo accanto a te ed ignorando il televisore parlando vedo il tuo piede che leggermente si muove, tolgo la tua scarpa. ti solletico il piede per provocare in te un po di ilarità. cominci a ridere e per difenderti, dal mi assalto ironico, mi afferri le braccia e me le stringi. cominciamo a lottare, ovviamente per gioco, ti immobilizzo, ti prendo in braccio e ti metto delicatamente sul letto. comincio a spogliarti man mano che i tuoi vestiti vengono messi da parte, il tuo respiro diventa sempre più pesante, finalmente, nella nostra alcova, la notte trascorre velocemente testimone di tutti i nostri sospiri, di tutte le nostre parole. le promesse che ci facciamo la rabbia che il tempo non si possa fermare. all'alba ci addormentiamo appagati nell'anima e nel corpo. il sonno che mi concedo, è travagliato, pieno di sussulti. al punto che tu mi svegli preoccupata. mi appago, sentendo la tua voce, allungando la mano e toccando il tuo braccio. mi tranquillizzo ulteriormente. il sole di una limpida mattina estiva filtra fra le tende della finestr non completamente chiuse. ti sussurrò che non potrò più fare a meno di te ti stringo a me e il piacere di averti mi trasporta dentro di te, appagandoci. entriamo in doccia uniti assieme senza lasciarci neppure per un minuto, giocando con gli scrosci dellacqua ci togliamo dalla pelle il nostro piacere. scesi nella hol dell'hotel, dopo aver sbrigato le pratiche di rito, ci incamminiamo lungo la strada del nostro ritorno. verso la disperazione del nostro lasciarci. manca poco tempo all'arrivo dei nostri treni, che in direzioni opposte ci riportano alla nostra realtà. come è duro il distacco, come è tragico il pianto che abbracciati ci bagna i nostri volti. ci stacchiamo, ed ognuno prende la propria strada. perchè non rispondi al telefono? sono due giorni che ci siamo lasciati e ci siamo parlati solo una volta. perchè mi rendi distrutto dall'ansia, perchè mi fai disperare con il tuo silenzio. mi comincio a chiedere, se anche tu sei l'ennesima fregatura? ti prego non farmi riguardare per l'ennesima volta lo stesso film. non rendermi pazzo. dicesti che eravamo felici, invece? i miei giorni, trascorrono, maledettamente lenti, al contrario di qualche giorno fa. fatti sentire, dammi un segno della tua presenza. fatti dire che ti amo. finalmente l'incubo termina, una sera, mentre ero seduto in meditazione su tutto ciò che mi è accaduto, ecco il trillo del telefonino che mi fa sussultare. guardo il display, ed appare il tuo nome. rispondo subito. ti chiedo del motivo di questo tuo non esserci, mi fulmini con la verità. mi dici che sei stata male e non mi hai voluto dire nulla per non farmi preoccupare. amore mio, perchè mi fai ciò? mi hai fatto veramente soffrire, piùù di quanto tu mi avessi detto la verità. sarei corso da te, ti sarei rimasto vicino, superando tutti gli ostacoli ti prego rispondi sempre al telefono!! non giocare con queste cose. lo sai amore mio, che ho bisogno di te? ho bisogno dii sentirti vicino, ho bisogno di comunicarti tanto amore. ho bisogno del tuo amore. ma il tuo comportamento continua ad essere sempre lo stesso. perchè mi ignori? come è possibile una cosa così? sento nel profondo del mio cuore, una voce che mi dice: che tutto è finito. allora la vecchia pellicola viene proiettata ancora una volta sullo schermo della mia esistenza. dopo avermi spezzato il cuore, il tuo cinismo, con gesto veloce e sicuro, ha schiacciato il pulsante del proiettore, ed la proiezione è rincominciata. I miei giorni, trascorrono monotoni, carichi di ansia e apatia. la mia esistenza è diventata piattissima. la tua mancanza mi rende quasi depresso. mi sono chiuso in casa in attesa di qualcosa che probabilmente non arriverà mai. la tua telefonata riascoltare il suono dolce della tua voce che mi farebbe impazzire di gioia. sentire le parole che dolcemente mi sussurreresti facendomi immergere in una beatitudine celestiale. ma resta solo illusione. i miei amici mi cercano per farmi distrarre, ma sono diventato un orso, non rispondo a nessuno, voglio sentire solo lei! ma lei dov'è? un pomeriggio viene a trovarmi, a mia insaputa, una mia amica, che vedendomi prostrato dalla sofferenza, preoccupata vuole sapere ciò che è accaduto. le racconto tutto l'accaduto, meravigliata si offre di aiutarmi. vuole coinvolgerla in una chiacchierata a tre, incontrandoci in una città che è facilmente raggiungibile. dico che dovrei pensarci prima di decidere, ma lei quasi si impone e ignorando le mie proteste,le telefona. la mia stellina, non risponde neppure alla sollecitazione della mia amica. esplodo in una rabbia che non mi è consona. arringo la amica che tanto si è preoccupata a fare in modo che mi chiarissi con la mia amata, ma come risulta è stato il classico buco nell'acqua. dopo qualche tempo, scopro di avere qualche problema di salute. sono distrutto nell'anima per la sua mancanza e per ciò che mi sta accadendo. comincia la via crucis da medici ospedali risonanze tac e chi più ne ha più ne metta. decidono di operarmi una prima volta, sembra andare tutto bene, ma l'intervento non è stato fatto radicalmente, quindi nescessita un altro intervento. che puntualmente viene eseguito, finalmente togliendo il male alla radice. supero con non chalance la radio terapia, e finalmente, pare che tutto sia a posto. ma lei non c'è lei ignora tutto? non ne sono convinto, forse sa, ma non ha il coraggio di rivedermi. la solita amica, persona squisita e molto premurosa, mi accudisce e mi aiuta a superare questi momenti di defaillance. la mia amata, vive sempre nel mio cuore ma il suo vivere è poco percepibile, ma la speranza ultima dea, che addirittura fugge i sepolcri, è l'ultima a morire. un pomeriggio passeggiando in solitudine per il centro della mia città, fermandomi a dare una qualche moneta ad un suonatore di strada, sento una voce nota che mi chiama. pensai, ma questo è un sogno! invece si materializzò difronte a me, la donna dei miei sogni. rimasi sbalordito, ci guardammo intensamente negli occhi. le feci cenno di continuare la passeggiata con me, ma un po restia si accosta a me prendendomi la mano, il silenzio di solito, ed in queste situazioni è di ghiaccio. bisogna cercare di farsi strada rompendo il gelo a picconate, cominciai a parlare di futilità. finalmente lei mi aparla di lei, mi dice che fra noi non potrà, mai esserci un rapporto di convivenza di complicità, perchè non se la sente di aprire una storia intensa, il passato è ancora molto presente. mi chiede del mio stato di salute, mi confessa che è stata tentata tante volte, a venirmi a fare visita, ma qualcosa la respingeva e così, abbandonò l'idea. le chiesi il motivo per il quale si trovasse in città, mi disse vagamente che un nuovo la voro la chiamava, ed era qui per impratichirsi per svolgere il nuovo impiego, visto che la sede centrale dell'azienda per la quale doveva lavorare si trovava in questa città. parlammo ancora un po, ci fermammo davanti ad un grosso portone, evidentemente era arrivata presso la sede dell'azienda, mi strinse la mano e svanì allìinterno di esso.

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