Foto di un barbo

Il barbo è un pescie che vive in branchi, sta quasi sempre nel fondo, va in frega nel mese di maggio, e in questo periodo è più facile catturarlo, e predilige stare nei gorghi più profondi del fiume, ma non disdegna, specialmente nei periodi più caldi, avventurarsi in acque meno profonde e più veloci.

Da un po di anni, la legge ne vieta la cattura nel mese di maggio, perché è il periodo in cui va in frega, proprio per conservarne la spece. Escluso il periodo invernale, perché va in letargo, lo si puo pescare tranquillamente, rispettando la misura minima consentita che è di diciotto centimetri. Se peschiamo un barbo di quindici centimetri dobbiamo ributtarlo in acqua. Siete pronti? E sì, perché qui occorre un attrezzatura un po' diversa dalla precedente. La canna è sempre una telescopica di cinque metri o più, ma dotata di passanti e di mulinello. La lenza che si usa nella bobina del mulinello puo essere uno 0 18 o uno 0 20, mentre per il finale useremo dello 0 13 o 0 12. Se peschiamo in corrente, ossia in accue relativamente basse, chiuderemo sul finale quattro o cinque piombini dello 0, a una distanza dall'amo di circa una quarantina di centimetri. Posizioniamoci sempre per il verso della corrente, ne trarremo sicuramente vantaggio, ossia sentiremo la toccata del pescie. Diversamente non sentiremo proprio nulla. Gettiamo in acqua la nostra esca, manteniamo in tiro la lenza in modo leggero, che possa lasciarsi trascinare dalla corrente. Una volta che essa ha raggiunto il limite della zona pescabile, recuperiamo a scatti, e ripetiamo l'operazione. Se siamo fortunati, potremmo catturare diverse prede di taglia media. In questo caso, l'esca più adatta è la larva di mosca carnaria, o più comunemente chiamato bigattino, meglio se di colore rosso. Se invece prediligiamo pescare in acque più profonde, dobbiamo sostituire i piombini con un oliva da 8 o dieci grammi, che inseriremo direttamente sul filo madre, per intenderci quello che è avvolto sulla bobina, e metteremo sul filo stesso, poco prima dell'attaccatura, (incocca) un piombino del quattro, in funzione di fermo, e il finale deve avere una lunghezza di circa cinquanta centimetri. L'amo che useremo dipende dal tipo di esca che inpieghiamo. Se useremo il bigattino, vanno bene ami del sedici o del diciotto. Se usiamo dell'lombrico di terra, esca che il barbo non ama particolarmente, l'amo più adatto sarà del numero sette od otto. Un esca particolarmente redditizia in fatto di catture, che si usava vent'anni fa, ora proibita, è il bigattone, che non è altro che l'involucro del baco da seta. questo tipo di esca vuole una preparazione tutta particolare. Non so se si trova ancora. Allora la si poteva comprare tranquillamente in sacchetti da cinque chili, oppure in vasetti gia preparati da due o tre etti. In genere, noi compravamo il sacchetto grande. Ci si procurava un pentolino, uno di quelli che non venivano più usati normalmente in cucina, lo si riempiva per metà d'acqua, si gettavano dentro quattro o cinque pugni di bigattone, e lo si metteva a cuocere sul fornello per dieci o dodici minuti, affinché fosse ben cotto; poi lo si lasciava raffreddare. La sera all'imbrunire si andava nel gorgo prescelto e si pasturava ben bene senza pescare. Questo per tre o quattro giorni. Il quinto giorno non si pasturava, mentre il sesto si preparava il bigattone facendolo cuocere meno, perché tenesse meglio l'amo, e usando il doppio dell'acqua. Giunti sul gorgo si pasturava solo con l'acqua, essendo questa molto odorosa. Questo odore attira fortemente i pesci, che sono a digiuno da un giorno. ora possiamo iniziare a pescare veramente. Bisogna stare sempre pronti, perché il barbo ha una toccata robusta e molto rapida. Se ci si distrae lui mangia, e noi restiamo a bocca asciutta. Una volta catturato, e difficile che riesca a slamarsi. Il barbo è un lottatore nato, e la sua cattura da soddisfazione dal punto di vista agonistico. Le sue carni, sono si, molto saporite, ma sono piene di spine. E preferibile farlo sbollentare, e poi, con pazienza da certosini e vista acuta, spinarlo, e usare la polpa per fare il sugo e condirci la pasta. 

 

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