Forse, non avrei dovuto azzardare pensieri e promesse, e cercarti subito in un bacio.

Avrei potuto raccogliere da terra pezzi della nostra notte, e sentire l'eterno respiro di noi.

Eppure, anche se dopo ore come quelle ho imparato ad amare il teorema dei tuoi silenzi, ancora mi accadeva di tremare al sapore di un amore vergine, diverso, inaccessibile. Forse...

Persa nella follia di un desiderio che mai nell'avvicendarsi degli istanti ho dimenticato, avvolta in una perfetta sincronia d'anime, trasognate e misteriose, mi accendevo di te, tra salsedine e pelle, tra fragranze di un'unica estate.

 

Troppe le lusinghe dei sogni per non intingere le labbra nell'infinità di quel bacio.

Troppo morbidi e allettanti gli abbracci della sera che si mescolavano ai tuoi. Troppe le parole concesse alla notte, per me che ti ho desiderato nel suo, nel tuo, silenzio. Finché piano sei entrato in me tra una nota e un verso, mai stonato, mai in rima. Se solo le forbici del tempo avessero azzerato quell'improvvisa distanza tra noi...

 

Ed era il mio dirti amore, il solo che conoscevo e che volevi. Ma tu eri ignaro di me, della paura che mi invadeva sul precipizio della tua assenza.

Eri il riverbero di una canzone nell'acqua, il negativo di una foto scattata fuori tempo.

Eri dolce illusione di timide sequenze proiettate sullo schermo notturno.

 

Se ormai questo amore si nutre di silenzio, della sua succosa pienezza, so che mi stai amando anche adesso che sei l'istante infinito del mio ieri, so che mi amerai anche dopo quando sarai l'assenza fugace che questi versi sapranno custodire...

Versi preziosi serbati per domani, impregnati del miele dell'inverno.

 

Ma adesso deponimi su un letto di petali e speranze, tra lenzuola umide di linfa e desiderio, dove potremo lasciarci andare, teneri e musicali, e ballare le danze per cui siamo nati, e giocare spensierati con le ore e gli aromi notturni del gelsomino che ci faranno addormentare.