Quando ancora pensavo che mi amassi, sai, eri magico per me.

Ora, dopo una perfetta uscita di scena, sei solo il tempo di cristallo fissato sulla cartolina di un'estate lontana.

Di quell'amore, di quella magia, di quell'estate, conservo solo cenere e ricordi.

Lascio la notte ai suoi giochi di aromi e di stelle e di grilli inconsapevoli,

mentre il pensiero di te si aggrappa con artigli di pena alla mia anima già sanguinante.

Dunque, che aspetti a guarirmi? Che aspetti a parlarmi?

Dimmi, che ne è stato di notti come questa passate a stringerci?

Dimmi, quando ho iniziato irrimediabilmente a perderti?

Dimmi, dove sono finiti i corpi incollati e le ore insonni e l'incoscienza di volerti?

Dimmi, potrò addormentarmi ancora senza incontrarti di nuovo nella vacuità incantata dei sogni?

Dimmi, per quanto dovrò continuare a ucciderti per poter tornare a vivere?

Il costante inseguirsi senza arrivare a prendersi mai,

l'illusione assurda di averti per una volta, per un attimo, per un nulla,

il tiepido istante di carezzevole smarrimento nel bacio che conosco, che non riconosco...

E stringo tra le dita i brandelli informi di quello che un tempo forse fu amore.