C'era un po' di te, quando mi avvolgevo nelle note di rimpianto dei miei silenzi, e, ubriaca di presente, intessevo per noi pensieri elaborati. C'era un po' di te, quando dolcemente mi sentivo fare a pezzi, tanti piccoli e miseri pezzi di una carne ormai senza colore.

C'era un po' di te, quando assaporavo grata le musiche barocche di amori secolari, e, distesa tra le tue dita, divenivo cera calda di gemiti e baci. C'era un po' di te, in quella notte morta, la notte di un'altra, ricamata di sogni, dalle sfumature di alabastro e dal mistero di pagoda. E c'è un po' di te, lo vedo adesso, nelle figure proiettate sullo schermo verde di un prato, inquadrate nei tuoi sorrisi dispersi tra bacche di ginepro e fasci di mughetti. E c'è un po' di te, anche fra queste ciglia, piccoli aghi d'ombra che offuscano lo sguardo che ruba il tempo, al centro della notte, quando il buio bisticcia con un'ennesima alba. È la cellula inerte di un istante, rappresa in un'eternità impazzita, a plasmare la materia tenera dell'anima, a far trascorrere ancora un po' di te.