ieri, bevevo avida dal suo calice di seta, traboccante di umori, per placare la sete prolungata delle mie ore insonni. Oggi, il volto di lui si sfalda per me in cristalli di ghiaccio, taglienti sulla mia lingua, pure incurante e curiosa. Ieri, consumavamo l'incanto apparente del cosmo, aggrappati all'altalena incauta dei nostri attimi.

Oggi, resto affacciata, protesa sull'infinito di un gesto, pronta a tuffarmi tra i gorghi profondi dell'oblio. Ieri, non lasciavo alcuna porta chiusa per lui, non ne ho mai avute, ne custodivo solo la chiave. Oggi, da quella porta che non vuol richiudersi, caldi spifferi mi avvolgono, incerti spiragli m'imprigionano alla sua assenza. Ieri, le mie dita ardenti afferravano i fantasmi senza forma del suo amore, impalpabili sentieri tracciati a guidare un percorso già scritto. Oggi, le mani aperte ne lasciano scorrere via i fili, aquiloni ormai imprendibili nel mio cielo. Ieri, spicchi di luna, granelli di sabbia, perle e stelle, note soffuse, tigli fioriti, il mistero rubato a un racconto. Oggi, strani vuoti, fogli sparpagliati, boschi e rocce, sfere di cristallo opache, letti di piume, l'immagine di lui che ho scordato. Ieri, gli ho confidato un segreto, e un sogno, li ha toccati, amati, erano anche suoi. Oggi, il segreto, e il sogno, sono suoi soltanto, cocolati da lui come fiori appena colti, in un giardino che non è il mio...