Contemplare trame sovrapposte che ormai non mi appartengono... Svelare lievi sprazzi di un'esistenza interrotta... Oscillare senza scampo sulle orme di una nebulosa indistinta... Il firmamento imprevedibile suggella l'ingenuità del mio sentire.

Specchi infranti mi rimandano l'immagine di lui, i loro cocci mi feriscono. Vene e tendini e nervi e fibre e filamenti, le nostre parti impastate, ci tengono allacciati, sinuosi steli di seta preziosa. Lentamente i toni vellutati di questo pomeriggio mutevole danno luogo a favolosi incantesimi. E io, che volevo essergli compagna, in questa commedia degli equivoci che era il nostro amore, sono stata semplice comparsa, senza riserve, ignorando i bisbigli sullo sfondo. Perché una recita ben più sontuosa lo attendeva, altri attori, diverse scenografie, mentre calava il sipario sui miei occhi increduli, inghiottiti da un cono d'ombra senza uscita. Nel lungo crepuscolo dorato dell'estate inoltrata, sprofondata in un tramonto azzurro, appollaiata su una piramide blu, ho pensato al mondo, ho sognato di noi, di te che accoglievi il mio corpo e lo cullavi nella notte, mentre parlarti e non vederti diventava il brivido di un sogno che nasceva... I semi nascosti del mio desiderio germoglieranno nel fango e nella polvere, nonostante le stagioni avverse i grappoli succosi e maturi nutriranno la passione, nuda fiamma che ci lambisce, ma senza bruciarli, i muscoli e il cervello. E legati da un delicato filo di parole, andremo insieme verso le stelle.