Posso chiamarti amore, dentro questa stanza, tra fogli sparsi e note ancestrali,

tra lenzuola intrecciate e spicchi di storie e un giorno appena cominciato,

tra le pieghe di un verso non ancora composto, e che è già la tua poesia.

Posso chiamarti amore, mentre i piedi prendono a danzare rapiti dagli accordi di un pianoforte,

di cui provo a indovinare l'eco pungente, l'aroma sensuale che mi stordisce e mi culla,

immaginando che sia tu a suonare per me, a chiedere al corpo di comporre quella danza, di farsi tutt'uno con le note.

Posso chiamarti amore, perché la magia inattesa di questo bacio, fissata per sempre in un sogno,

nessuna realtà potrà spezzarla, anche se per noi ci saranno altri baci, e un'altra magia,

anche se il sogno resterà l'unica porta attraverso cui le labbra torneranno a cercarsi, un giorno.

Sì, qui posso chiamarti amore, in questo mondo che è il mio e che non è ancora il tuo,

che magari non lo sarà mai o che forse già lo è, solo perché è così bello, e così logico, pensarti qui,

sognare l'universo ancora ignoto delle nostre piccole abitudini, i passi e l'odore e i risvegli accanto ai miei.