Inchiodata, incatenata, avvinta a un destino di cui tuttora ignoro i disegni, un intrigante e magico gioco di ombre e specchi che s'intersecano con anonimi astri che brillano nella notte, mi abbandono al ritmo piatto e cadenzato che minaccia la musica magica di arpe e violini senza tempo.

Peccato non poter conoscere il nome di un sogno, quando lo incontriamo! Peccato non saper sorridere all'amore, quando ci passa accanto! Ma benché la mia fronte scotti per la febbre, malgrado l'insensatezza delle rivelazioni fatte, in preda al delirio, ingoio la pozione che benevolo mi accosti alle labbra, trastullandomi folle nell'attesa del sortilegio che sta per compiersi. Ma cala il sipario, e un silenzio cosmico e irreale regna ormai tutt'intorno, interrotto solo a tratti dai vellutati fruscii di un vento vestito di seta, a cui sovrapponi voci inafferrabili di pianeti lontanissimi. Il precoce ingiallirsi di una foglia, l'odore pungente di un ago di pino, giocare a rincorrere una lucciola, illudermi che una vetta innevata non sia una meta irraggiungibile... Basterà tutto questo per risvegliarmi, guarire, rinascere? Il veleno ormai è entrato in circolo, si propaga impossessandosi di istinti reconditi e falsi pudori, e nulla più impedirà il suicidio di un amore che, stregato ormai, indolente contempli.