Il quieto fragore della nebbia mi avvolge con la sua aura di setosa malinconia. Scricchiola soffice sotto le scarpe la ghiaia rassicurante delle emozioni non ancora svelate alla mia pelle. La consistenza lattea dell'attesa mi fa dimenticare la vana pazzia del mio cercarti.

Il biancore di una promessa lontana si frantuma contro lo specchio spietato che mi osserva. Il piccolo plettro che tengo tra le dita sfiora appena le tue inarrivabili corde, esili linee su una luna indifferente. E ora lascerò pronunciare al vento le parole che la mia voce non potrà più dirti, lo stesso vento che impertinente disperde le nubi e i profumi, a suggellare l'assurda volatilità di un amore che volevamo eterno, che sentivamo nostro. E volentieri mi smarrirò nelle volute di fumo odoroso di un piacere senza nome, la sua fluidità mi trapasserà da parte a parte con piccole scosse di delizia, che andrò centellinando come un vino raro ed esotico, lasciandomi pervadere dall'ebbrezza. Affacciata sul precipizio del tuo mondo senza altrove, accarezzerò un'ultima volta con la matita friabile della memoria le forme inequivocabili della luce, ascolterò un'ultima volta una voce sfilacciata da un lungo viaggio nel tempo e nel ricordo, contemplerò un'ultima volta l'inesorabile clessidra, il ritmico metronomo di istanti che non torneranno...