Ho riafferrato uno a uno i fili dorati del nostro amore, paziente li ho riannodati, intrecciati con cura, con eleganza li ho drappeggiati, a formare un velo delicato, che prima ha ricoperto il mio corpo, e che subito le tue dita con infinita lentezza hanno lacerato.

Si srotolano dolcemente i suoni magici di una notte serena e senza vento, nell'aria aleggiano profumi ed essenze che rimandano bagliori d'estate, nel buio tintinnano piccoli campanelli in lontananza, come spargendo segreti. Ogni sensazione è ovattata, attutita, come priva di spessore, solo il breve stormire delle fronde mi parla. Tra un'ombra nera di dubbi e di paure e la luce sinistra della luna, spogliata di ogni difesa e col cuore apparentemente vuoto, contemplo assorta la strada impervia e perennemente solitaria delle domande. Non c'è stato un momento preciso, nemmeno il tiepido conforto dell'addio. Soltanto, ho guardato la fiamma lambire la pelle, per interminabili attimi, varcare la soglia del cuore, infine svanire, per sempre. Così naturale ti è parso allora staccarti da me, dagli incanti che amavi, dai silenzi che non capivi, dal rompersi forzato di una promessa che io sola volevo eterna, e veleggiare libero alla volta di un attraente ignoto. E adesso, schegge della mia vita cadono come neve soffice e fresca, senza fare il minimo rumore. Ho scritto di te su un quaderno, in parte strappato, con tratti di penna ora nitidi, ora esitanti, e mi sorprendo a rileggerti su quei fogli provati dal tempo, per ritrovare in essi un po' delle anime fragili che eravamo, il peso dei gesti incompiuti, delle frasi non dette, dei baci non dati, degli abbracci mancati, delle solitudini scelte per caso, per gioco, per illuderci di aver dimenticato...