scontato, il brivido che mi percorre aspro pensandoti. Sottile e dolce, la paura di incontrare il tuo ricordo. Disarmante, il sentimento che mi assale mollemente vincendomi.

Innaturale, il desiderio che mi piomba addosso con artigli immaginari. Incollata alla memoria che prima del tempo hai tradito, coltivo paziente il mio angolo di cielo, punteggiato di fiocchi di neve e stelle cadenti. Affacciata al precipizio delle incertezze che mi hai lasciato in dono, sprofondo in questo lungo letargo, costellato delle nostre reciproche mancanze. Un inatteso colpo di vento scuote appena le fragili ali del mio essere. Troppi i baci versati nella mia bocca assetata di te, troppi i gemiti e i sussurri rimasti intrappolati in un remoto limbo segreto. Ma tutto ciò non è bastato a trattenere per me il tuo sapore, la tenue scia della voce, del respiro. Avvolta nel morbido riverbero di un tramonto turchese, alla deriva in una sfacciata vacuità tra i colori del vento, trovo in te un accogliente approdo, un fatale riposo per membra ormai stanche, lambita dai turbamenti che si dileguano infine in strati variopinti. Intenerita dal tocco discreto di una mano che mi rasserena, languida sotto i raggi tiepidi di un sole distratto, decido di buttar via i ricordi col loro fardello di domande inascoltate, una cornice spezzata, e ti chiedo di lasciarti scordare, sapendoti sempre nei pressi del cuore...