Dammi un'ora della tua vita che sia già fuori della vita. Parlami di te finché gocce di malinconia non bagneranno le tue parole. Ascolta il dissolversi dei miraggi che anticipano la crudeltà dei sensi.

Rubami il mistero e il dono che scandiscono l'elettricità dei pensieri. Gelide folate di vento fanno tremare le imposte già troppo provate della mia anima. I piedi obbedienti al tuo richiamo mi conducono a percorrere sentieri accidentati. Con una gioia che mi intorpidisce le membra accolgo tra le braccia il dolce peso del tuo corpo. La gabbia dorata dei progetti e delle certezze ricopre il mio essere come glassa fragrante. Seppur immersa nella voluttà di un ipnotico rituale, soffusa di un sentimento del tempo ingannevole come un esile pistillo, arresa ai disegni capricciosi impressi nelle radici del cielo, la voglia di annullarmi si fa sempre più sovrana nel mio petto. Ma quanta parte della vita si può sprecare nell'attesa di un traguardo apparente! Soltanto se lo vorrò, qualcosa si spezzerà e volerà via da me, mentre l'ennesima notte svapora col sopraggiungere di una nuova aurora, e le mani volteggiano ad afferrare le figure che le parole hanno inventato. Quanto desidero essere circondata, racchiusa, avvolta dal sapore del tuo respiro! Ma forse è così che si annuncia la follia d'amore, come una strana abitudine che fa rinviare a domani la volontà di uscirne, e intanto a poco a poco si fa leggera, tollerabile, prendendo possesso del cuore...