Posso parlare se ti avvicini, posso spiegare se ascolti. Chiudo gli occhi, e mi addormento per raccontare. Non ho chiesto parole, né mai ho voluto farlo. Sono vuoti, vuoti e benevoli questi silenzi.

Un tuffo nel tranquillo labirinto del passato, per rivivere, senza sfiorarlo, quell'amore diviso, le sue lettere di fumo, tratteggiate tra le righe di un diario, le sue note d'acqua, intrappolate tra i solchi di un disco, i suoi bottoni di buio, appuntati tra le pieghe di un sogno, i suoi frutti di cera, modellati tra i capricci di un inverno. Di quando ancora non esistevi, ho serbato ricordi distorti, di pesci guizzanti e cupi, di uccelli instancabili e muti, di fiori spensierati e appassiti. Ma in quel mare, tra quei rami, su quelle rocce, tu già c'eri, in qualche forma... Di candida spuma, di tiepide piume, di teneri germogli, tu già c'eri... Solo con te, ho saputo amare senza riserve anche il più insensato degli amori. E tu solo, in un tempo ormai senza regole, mi hai offerto le sue lucide trame. Eppure ti volevo, ben sapendo di averti già, ma non bastava, no, non bastava mai, non bastavi tu, non il tempo, non gli slanci, non i viaggi che ci hanno consolato, non i destini futuri... Una danza dal ritmo statico e priva di complici passi, un concerto abilmente modulato tra pause e silenzi, inusuali sentieri amorosi lastricati di echi senza ritorno, solitudini di giorni disegnate sulla lavagna del cuore... Abbandonati al torpore delle membra, saremmo stati questo, e molto di più.