Delicati aromi di glicine e ciclamino dondolano pigri nell'aria immobile di una sera qualunque. Implacabile, la lama insinuante del desiderio penetra in profondità con i suoi colpi precisi. Languida, mi avvicino e piano busso al cielo con tocchi discreti, ascolto il suono avvolgente delle stelle e della luna, il suono della tua anima.

Assaggio la violenza di questa passione senza nome, a tratti oscurata dalle rovine che mi porto dentro, spinta al culmine come un nido in cima a un albero, oltre il respiro e il tempo. Come certi incantesimi, anche il nostro è svanito alla prima luce del giorno. Non ce l'ho fatta a tenere ferme le parole abbastanza a lungo da sentire il sapore della memoria. Ma attendo di incontrarti in un rapido sogno, un infuocato bagliore, una vampata evanescente. I pensieri incastonati nella mente come pietre preziose richiamano i ricordi: di ogni sentimento finemente ricamato sui risvolti del cuore e subito celato, di ogni sillaba leccata via dalle labbra e subito succhiata con avidità nel mezzo di un bacio. E io, perché ancora non mi ritraggo? Perché mai mi lascio andare? E perché, ora, lo domando a te? Solo il tempo rubato a una divorante passione potrà calmare la bufera scoppiata dopo i soffi del tuo vento. Solo un pallido e ingannevole sorriso potrà disperdere la cenere e il pulviscolo dei giorni. Solo un abbraccio spezzato potrà celebrare le lacrime che ho versato per te...