Assorta nelle mie veglie stellate, sotto gli occhi di una luna irriverente,

sorseggio note inedite e improvvisate, sussurri notturni e delicati...

Troppo rapidi e brevi i tuoi aromi incollati alle lenzuola.

Continuo a sentirti addosso, è così caldo su di me il peso del tuo corpo, ma non sei qui con me...

Dimmi di un fragile abbandono, dimmi di un sogno bruscamente interrotto,

lascia che provi a tratteggiare il tuo nome con segni d'acqua,

a inquadrarti in un fermo immagine come il più mite dei ricordi.

Le penombre mansuete del mattino sono alchimie impenetrabili, geometriche essenze di magia,

come lo sciogliersi delle ore, come carezze al profumo di verbena, come fiocchi di piacere,

che si poseranno lievi a macchiarti la carne ancora profumata di noi.

Cibati di me riannodando gli istanti perversi che brulicano di brividi,

per svelare piano in controluce l'origami misterioso della pelle.

Assapora il piacere di baci proibiti e mai osati,

per scoprirti abbandonato e languido sul letto caldo e fragrante.

Versa, mischiandole, le gocce della notte sulle mie foglie addormentate,

incostanti, passionali rivoli che confluiscono in cascate impetuose di petali, a offuscare i sensi.

Componi su di me gli accordi sfrenati e complici di una canzone segreta,

stringendo tra le dita manciate di note e incanti di parole.

Dolcemente prendimi le mani, fammi scivolare nel tuo piccolo angolo chiaro,

ignoto e invitante, aiutami a spogliarmi degli ultimi veli che fasciano il mio essere,

lasciati cullare dal fiorire violento del desiderio che si stempera nella quiete vaporosa dell'alba...