Per te, ho creduto nella grammatica dei colori:

malinconia e infinito, lontananza e distacco, striature d'azzurro;

gelosia e dubbio, apparenza e disinganno, spruzzi di giallo;

desiderio e voluttà, magnetismo e carnalità, pennellate di rosso;

struggimento e ossessione, turbamento e rivalsa, parvenze di verde.

Per te, ho creduto di dipanare intrecci di parole per ricavarne pillole di racconti e fartene dono.

Per te, ho creduto di non desiderare altro che consumarmi e rimanere impressa nel vetro tritato del tempo.

Per te, ho creduto di sfiorare i disegni in prospettiva del tuo corpo ancora languido di istanti dissolti.

E quando ho interrogato i boschi, le spiagge, le stanze che abbiamo attraversato,

ho creduto nelle loro risposte, echi di passi immaginati e incerti.

E quando ho sorpreso i nostri sguardi allacciati, piccole occasioni colte troppo tardi,

ho creduto nei loro presagi, liquide nebulose dipinte di futuro.

Ho scarabocchiato tratti incerti di vita su scheletri di calendari annoiati,

ma pochi mesi soltanto quelli da scrivere e raccontare, quelli in cui ho creduto davvero...