Ricordi? Quando ti chiedeva di non distruggere il vostro sogno, di non balzare fuori dalla notte per far posto alla realtà, quando ti svelò che se vi fossi approdato senza lei non saresti più stato felice...

Ricordi? Ma già i cerchi concentrici della memoria si propagavano infiniti, riempiendo dei loro sussulti ogni fibra del suo corpo. Com'eri, come volevi, come volevi che fosse... Com'era, come voleva, come voleva che fossi... Fatali, i tuoi lunghi baci soffocanti hanno reso insapori le sue solitudini. Strazianti, le mille lettere scolorite che componevano il tuo nome le si sono impresse per sempre nei pensieri. Erano i giorni in cui bastava la lieve fragranza nell'aria di una sera estiva, mirto e basilico e tiglio e gelsomino, mirabilmente miscelati, a risvegliare d'improvviso l'ardore dei sensi ancora addormentati. Erano i giorni in cui evocazioni e visioni e suggestioni e abbandoni, dentro di te si scomponevano nei riverberi estatici, negli aloni magici del suo mistero, la metamorfosi perfetta di un mazzo di rose strapazzate e lasciate appassire da tempo immemorabile. Erano le notti in cui i riflessi rosati della luna filtravano attraverso parole di polvere, si consumavano alla liquida luce tradita dei tuoi sospiri, soffi caldi e incerti, per lasciarsi riporre in una minuscola valigia tempestata di lacrime, da portare con te in ogni tuo viaggio. Erano le notti in cui una spuma di gioia, un cuore di rosa, uno specchio di giada, un brandello di sogno, raccontavano di lei, dicevano che ti avrebbe amato al di là di tutto, perché così doveva essere, mentre la furia del vento ti conquistava allegra con selvagge paure e ingannevoli promesse. Sono i momenti in cui i ritagli sparsi di un quaderno fitto di fremiti restano incollati alle dita, per non profanare quell'amore, per inseguire la sua musica, perché dimenticarti è difficile...