Dicono di me che da tempo non sono più la stessa, che devo riemergere dai turbamenti, spiccare di nuovo il volo. Dicono di te che la mia presenza ti ha cambiato, non meno della mia lontananza, che vai tuttora cercando nuove, più ardenti lune. Decido di coltivare una labile abitudine, di sorvolare spazi sfuggenti, di imboccare i labirinti del desiderio. Ma è un fremito d'amaro per noi, che si libra senza più gravità, come un palloncino staccatosi ribelle dalla mano ancora incredula.

La grammatica d'amore ha assorbito le banalità e le ironie del quotidiano sul filo della scrittura, mentre sceglievo di scomporne i versi proibiti e di giocare con le parole, di sovvertire le opinioni e di costruire pensieri di plastica. Leggiadre, le mie dita danzano sicure alternandosi tra i chiaroscuri dei tasti; sublime, una musica remota prorompe da un piano appoggiato sulle pareti scoscese dell'anima. E poi, le tue dita, che mescolano indecifrabili le carte del futuro, a presagire folli attrazioni e viscerali trasporti, dilemmi insanabili e scelte infelici. La sete di magia che mai si placa, occhi penetranti che frugano dentro di me, un fuoco d'artificio esploso troppo in fretta... Aromi esotici di amori consumati altrove, elaborati ricami d'amore da reinventare, amori falliti da riporre alla rinfusa in una scatola... Sarai per me solo questo? Solo questo mi rimarrà di te? Non mi regalerai che questo, quando un giorno, finalmente, spiegherò le ali e ti verrò a cercare?