Forse eravamo nella stessa notte, nello stesso silenzio, ne sfogliavamo i misteri e le pagine. Era la breve pausa tra di noi, che prendeva forma di parole, pur nella ruvidezza di certi istanti. Erano i frammenti di tempo rubati al sonno, appena svegli, subito dopo l'amore. Ma nella sua spietata sincerità ci cullava quel sogno indefinibile eppure così familiare. Soffice aleggiava ancora sul confine ambiguo tra i cuscini e la

pelle. Come per magia impastava le lenzuola tra gli odori e il buio. Allora mi sorprendevo a pensarti attraverso le note in sequenza di una canzone composta per me. Mi baciavi delicatamente ricamando sulle labbra la musica sempre diversa del mare. Spiccavamo il volo tenendoci per mano dimentichi delle conchiglie rimaste per noi sulla spiaggia. Poi ti allontanavi piano, divenivano flebili sussurri le note scivolate via quasi per sbaglio. Ti sentivo staccare dalle dita, stringevo granelli di sabbia che mai mi avrebbero detto di te. Solo così sapevo di amarti, pensandoti già lontano tra ventagli di piume e infinito. E galleggiavo tra i profumi sparsi nella plausibile, ipotetica intimità che ci piaceva regalarci. E mi lasciavi la voglia di intrecciare di nuovo le mani, di tornare insieme nello stesso sogno...