Dimentica una mattina di settembre, l'intreccio di due voci, di due anime, quando abbiamo capito che in un'altra vita si erano solo appena sfiorate, mentre in questa si sarebbero penetrate, forse un attimo, forse per sempre.

Dimentica il peso racchiuso nel diario di quell'incontro, costellato di appunti coraggiosi e sporadici, la mano con cui hai acceso la candela del tuo amore, per offrirmela, e la mia mano, pelle di latte, su cui goccia a goccia cadeva la cera, bruciandola piano. Dimentica il suono dei passi, e della voce, con cui ti sono corsa incontro, la speranza timmorosa tra le dita, la musica, linguaggio spirituale, che ci ha subito avvolti, il tacito segreto svelato dai timidi sguardi, dai primi baci, leggeri come farfalle, minuti come chicchi di grano, fragili come gusci, freschi come menta. Dimentica la casa che non ho mai visto né abitato, solo un ritratto appassito dal tempo, dai troppi passaggi, una camera bianca, decorata di luce, in cui mi vedevo già regina, un letto bianco, lenzuola soffici, dove svegliarci insieme. Dimentica lo schema dei giorni, le scelte di tempo, la fissità dei silenzi, la diversità degli intenti, le schegge impazzite che hanno ferito e squarciato il mio sole, i colori sbiaditi di un domani già fuggito via da noi. Dimentica un'alba di aprile che insieme abbiamo guardato sorgere, abbracciati a una finestra, mentre increduli ne aspiravamo il vago profumo, così come poco prima, inebriati dal tepore dei corpi, aspiravamo quello del nostro amore, giurando che sarebbe stato per sempre... Per sempre, dimentica che ti amo...