sei tu, l'onda che a tratti indugiando mi culla, a tratti mi solleva, e sospesa, mi precipita giù. Sei tu, il vento che soffiando mi sospinge, capriccioso come questi miei pensieri. Sei tu, il cielo che fingendomi immobile scruto, a cercare risposte che non vuoi darmi. Ormai, non ho più voce per parlarti: ma solo così voglio raggiungerti. E lo saprai, quanto è dolce e vano il mio cercarti, tu che col tuo fuoco hai sciolto il ghiaccio dei pensieri, e hai saputo ridare voce ai miei silenzi, e in me ti sei sparso in troppi frammenti.

Non rimane ora che strapparli uno a uno, questi fili d'erba che mi tengono legata, guardarli nel loro torpido planare, fino a ricoprirmene tutta, massa fluente e odorosa: solo allora ti saprò follemente lontano. Travolgente il tuo apparire, fugace la tua quiete, repentino il tuo dissolverti nelle nebbie indefinite del desiderio: compongo il tempo con attese e ritorni, assaporando i ritmi lenti dell'assenza. Il mio corpo è molle creta, è vetro soffiato, avvicinalo con delicatezza, lasciati scivolare, chiedimi i baci che ancora non posso darti, accarezza i miei dubbi con dita pazienti, lascia che sia il suono della mia voce a guidarti. I contorni sfuocati della tua pelle, come un'alba d'autunno, mi colorano i sensi con le tinte tenui, impalpabili, della distanza; ma sorrido all'immagine del nuovo incontro tra la terra e l'aria, il freddo e il fuoco, il buio e il sole.