Uscendo piano dal sonno, ancora le tenere capriole di un sogno a offuscare le palpebre,

Tracciale leggero sulla pelle infiniti percorsi, mai superflui, semplici brividi di tempo.

Tra la pelle e la notte, le piume e il velluto, il fumo e la cannella,

ricucile le ferite con colori tenui e boccioli d'argento ed essenza di gelsomino.

Disegnando tra le stelle il canto dei silenzi, pregno dell'odore dei baci che ti porti addosso,

sfiorala in un sospiro, con la musica che hai pensato solo per lei.

Complice il ritmo lento delle dita che richiamano piccoli, mancati attimi di eternità,

carezza i suoi rami morti, affinché riprendano vita al tuo tocco.

Rapito da fresche mescolanze di umori mielati e unguenti vellutati e voglie godute,

lecca via la patina di silenzio che l'ha allontanata da te.

Mentre rubi il lieve tepore dei baci rimasti abbandonati sul cuscino,

avvolgila in una calda trapunta intrisa di pensieri appannati.

Sussurrandole nell'incavo della spalla segreti bagnati di echi immaginari,

insinua dentro di lei versi troppo a lungo taciuti, teneri presagi di confidenze silenziose.

Sulla scia di parole tremolanti gettate su pagine scottate da un'ispida luna,

solleticala col sapore crudo di un incubo che piano svanisce.

Abbagliato dolcemente da lampi di note antiche incise sul pentagramma del suo cielo,

cogli per lei introvabili ciclamini profumati di lilla forse sbocciati per caso.

Con i colori cangianti del desiderio che si annida tra le pieghe di un sogno appena iniziato,

dipingi un delicato affresco minuziosamente ricamato di fantasie inespresse.

E dopo che le hai frugato la pelle e l'anima fino a imprimerne l'odore sulle dita e le labbra,

straziala di piacere dentro un letto complice, una culla dove addormentarti finalmente con lei.