Prima che sia domani, muoverò gli ultimi passi verso il nulla: non più esitanti, non mi spaventa ormai, ne ho appreso le pieghe e gli incubi, la quiete e i silenzi. D'ora in poi ne farò la mia casa, mi proteggerà con gioia!

Se dimentichi le formule magiche, puoi anche morire: me lo ripetevi carezzandomi i sensi con la fantasia. Ma come posso aver scordato ciò che mi insegnavi nelle tue eterne notti senza sonno? E pensandoti, fiduciosa, le sussurro. E quietamente, in un soffio, inizio a morire... Fluttuando morbida in archi tranquilli, una pausa fra il tempo e l'eternità, riannodo paziente i fili delle bugie che aleggiano sottili su di me come farfalle notturne. Della voragine che pian piano mi hai scavato dentro, io sola racchiudo l'immenso, onirico enigma. Ma tutti i miei ricordi, nulla può cancellarli: non tu, ovunque andrai, inquieto nel cuore, non questo amore che mi squassa, oscuro e cupo. Solo la chimica dei sogni saprà placare questa fame di attimi, fino alla fine dei respiri, segni e forme impalpabili, rendendo vacuo il disincanto fino al prossimo risveglio. Ma se non esiste un momento come il presente, tu lascia che lo baci e lo renda migliore. Sono uccello senza più ali, albero senza più radici: ho perso le parole sulla tua strada, ho bruciato le foto che amplificano l'assenza. Piccoli pezzi di vetro lavorati dal mare mi scalfiscono le ossa come fossero di gomma. Ma se nessuno di noi due è un mistero, se le lacrime mi rendono luminoso il cammino, potrò mai riafferrare il mistero che insieme siamo stati?