Mi chiamo Cristina Della Bianca e sono non vedente dalla nascita. Sono nata il 2 agosto del 1971 a Portogruaro, una località in provincia di Venezia dove tuttora vivo e lavoro.
Ho compiuto con discreto profitto il mio percorso di studi nelle scuole comuni, conseguendo infine la maturità classica; dopodiché mi sono iscritta alla facoltà di Psicologia presso l'Università degli studi di Padova, ma vi ho rinunciato quasi subito per intraprendere altre strade.


Ho frequentato dapprima un corso per programmatori elettronici, e in seguito un corso sperimentale di giornalismo, esperienze entrambe che, pur non consentendomi uno sbocco professionale a lungo termine, hanno tuttavia arricchito in modo notevole il mio bagaglio di conoscenze.
Infine ho frequentato un corso per centralinisti telefonici, mansione che in effetti svolgo da circa dodici anni presso un'azienda della mia cittadina.
Tuttavia, la passione per la scrittura mi è sempre rimasta dentro, tanto che collaboro con alcune pubblicazioni, benché in modo piuttosto saltuario e discontinuo, con articoli, racconti e, più recentemente, poesie, che però in genere amo condividere più che altro con amici e conoscenti. Quanto ad altre passioni e interessi che qui mi piace menzionare, adoro leggere, ascoltare musica, vedere un buon film, mi diletto nel canto, e seguo volentieri il calcio, in particolare l'Inter di cui sono tifosa.

 

Mentre svaporano incostanti le tinte del tempo, dalle sue lontananze giunge speziata la tua voce... Mi chiedi di questo amore, un elastico che si tende all'infinito senza mai spezzarsi. Mi chiedi di questi occhi gonfi di una torpida malinconia, cieli stellati striati di luna. Mi chiedi di questa musica che vado suonando, indistinta polifonia di uccelli innamorati.

Qui, ora, così... Finisce l'inizio di un amore scritto nel silenzio, pennellato su quadri cangianti coi colori della notte e del cielo, impresso su una pellicola ancora umida di baci, chiazzata di strappi invisibili, descritto nel racconto festoso di un gatto adagiato su un tappeto di fango...

 

fammi avanzare a piccoli balzi lungo gli argini dei tuoi silenzi. Aiutami a ritrovare l'inquietudine e le incertezze che avevo smarrito. Decifra insieme a me i simboli tracciati da mani esperte sul mio corpo.

Stasera abbracciami e basta, solo per il bisogno che abbiamo di essere odore e tenerezza.

Stasera stringimi forte, fino a restarmi impigliato alle labbra, ai vestiti, ai ricordi.

Stanotte amami piano, lascia che frammenti di me ti si appiccichino addosso.

ella soffice primavera, il bacio di una nuvola mi ha sfiorato il cuore; ma ero pronta a voltarmi indietro per una sola delle sue delicate carezze. Nell'estate incantata, ho sobbalzato ascoltando quel sussurro nel silenzio; ma divenivo insensibile a ogni altro suono per una sua parola d'amore.

In questa stanza dove mancava ancora il tuo profumo, ci siamo amati per ore senza tregua, fino a farci consumare nelle ossa, scambiandoci golose, fragranti confidenze.

 

E da allora il mio cielo non è più lo stesso, da quando mi pulsi dentro componendo impossibili crepuscoli.

Prima che sia domani, muoverò gli ultimi passi verso il nulla: non più esitanti, non mi spaventa ormai, ne ho appreso le pieghe e gli incubi, la quiete e i silenzi. D'ora in poi ne farò la mia casa, mi proteggerà con gioia!

Il buio e l'attesa hanno gli stessi colori, celano le medesime bugie. Ritagli di luce, chiazze di casualità, intuizioni cromatiche... Il sapore deciso della menta e delle illusioni, una lacrima scesa ad annebbiare le certezze...

Respirando i tuoi silenzi spietati, mi ritrovo a fissare un fiocco di neve

che lieve si posa sulla mia mano, a scrivere un nome, il tuo...

Attraversando le tue notti color pastello, provo a contare le piccole stelle

Un volo di luce, quel foglio ingiallito, righe contorte, frasi fatte a pezzi... L'odore carezzevole della terra bagnata, il suo volto vellutato, un carnoso fiore di spiaggia... Un messaggio invisibile dalle profondità notturne, un riflesso lontano, illusorio e mutevole...

Piccolo uccello gentile, dalle ali screziate di nostalgia,

tu che di me non hai mai chiesto nemmeno una briciola,

tu che percorri il mondo e l'aria inseguendo la scia di folletti gelosi,

Non sapevo di aspettarti, finché, temporale improvviso dell'anima,

sei venuto a sconvolgere la mia quiete, a invadere i miei sogni.

E ora, ora che sei qui, presenza invisibile e discreta,

Il trillo sottile del canarino appare spensierato e allegro: ma è solo il dolce richiamo d'amore per chi forse non lo ascolterà mai... Il suo rapido saltellare nello spazio angusto di una gabbia sembra spontaneo e gioioso: ma è solo l'inevitabile dibattersi tra le sbarre di una prigione senza uscita... Quel richiamo, è anche il suo, per un uomo che non c'è, inno a un amore troppo poco vissuto... Quel dibattersi, è anche il suo, tra le pareti asettiche dell'anima, anelito a una folle libertà... Vischiosa si insinua in lei la voglia di crollare, nel vortice che le vince le membra. Il succedersi degli attimi d'amore le lascia intravedere barlumi di corrispondenze segrete. Quando lui sussurrava alla sua anima che profumava d'antico, lei si vedeva ricoperta di fiori d'arancio immaginando distese di boschi scuri e rocce chiare. Fino a questo punto si è spinta la folle magia di quegli eterni inganni... ma ignorava allora che l'importanza delle cose si misura dalla gioia nell'ottenerle, o dal dolore dopo averle perdute... E che tra i due estremi resta lo spazio per il dubbio, uno spazio lungo spesso una vita intera...

 

Inatteso come un'eclissi del cuore, come la tremula gelatina dei baci, come una conchiglia di vento.

Invisibile come un letto scolpito nella nebbia, come un cappuccio di solitudine, come il lievito dei pensieri.

Forse stasera verrai, spargendo intorno profumi d'amore, per donarmi l'allegria di canzoni immaginarie, per rapirmi la mente con indelebili armonie di cascate e usignoli.

Verrai lasciandoti dietro petali e gocce, e sarà la nostra estate.